I segreti della Miracle Life

Sono cintura nera di ruminazione mentale. Di solito litigo con il capo di notte — e non perché viva con me.

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I segreti della Miracle Life
Photo by kuangkuang xia / Unsplash

Dopo i S.A.V.E.R.S. della settimana scorsa, oggi sorvoliamo gli S.L.U.M.B.E.R.S., e atterriamo sugli A.B.C. e sulla 5 minutes rule. Che? Non ci si stanca mai.

Gli S.L.U.M.B.E.R.S. sono il corrispettivo serale in 7 fasi dei S.A.V.E.R.S. e prendono ispirazione dal termine Slumber, che in inglese poetico significa "sonno" e "dormire" e può essere usato sia come sostantivo che come verbo. Niente di sconvolgente o di nuovo, non che nei best seller degli ultimi anni ce ne sia. Però li leggo tutti e non mi pento mai di averlo fatto.

Parliamo invece degli A.B.C.: le fondamenta per trovare e perseguire uno scopo nella vita.

A – Accept Responsibility (Accetta la responsabilità). La responsabilità di come reagisci e di come ti senti è sempre tua, al di là di quante colpe abbia la vita, il collega, il vicino o l'amico per averti fatto soffrire. Prima lo accetti, prima esci dal ruolo di vittima.

B – Be Grateful (Sii grato). Coltiva e mantieni uno stato mentale positivo e grato mentre lavori per realizzare i tuoi sogni. Alimentare il disprezzo per te stesso come motore del cambiamento pare non funzioni.

C – Commit to the Process (Impegnati nel processo). Dedicati anima e corpo alle azioni quotidiane necessarie al raggiungimento del tuo scopo, senza rimanere emotivamente legato all'esito finale. Molti falliscono perché si innervosiscono se non vedono subito i risultati. Come quando mi metto a dieta, appoggio il cucchiaio del tiramisù in cucina e mezz'ora dopo non sono ancora dimagrita. Il segreto che Elrod ci confida è: innamorati della routine stessa. Se ti concentri nel fare bene l'azione del giorno, il risultato arriverà inevitabilmente da solo.

Cosa può frapporsi tra te e i tuoi sogni? Un sacco di cose, come le delusioni, dai piccoli inciampi quotidiani alle cadute un po' più serie. E arriva in soccorso la 5 minutes rule. La rielaborazione pronta e servita di 2000 anni di stoicismo. D'altro canto oggi Hal va giù meglio di Marco Aurelio. Partiamo dal fatto che la sofferenza legata a un evento particolare, un rifiuto, un abbandono, una situazione spiacevole al lavoro, spesso non riguarda solo il fatto in sé, ma tutto il pensiero, la preoccupazione, l'immaginazione che ci gira intorno.

Esatto, sad but true.

Non solo soffriamo perché ci sentiamo maltrattati, ma perché sentiamo di non meritarlo, pensiamo a come potrebbe essere diverso e riviviamo il momento cercando di cambiare il finale, a ripetizione, fino allo sfinimento. Isolandoci nella pozzanghera della nostra disperazione. Modestamente, me ne intendo. Sono cintura nera di ruminazione mentale.

Hal dice: ok bro. Deve dirlo per forza così, è uno yankee. Ma se invece di passare il tempo a soffrire di sofferenza, provassi a soffrire per quanto accaduto (dandoti anche un tempo "finito" per farlo) e poi, dopo un bel respiro, prendessi atto del fatto che non puoi cambiarlo? E la smettessi di pensare a quanto vorresti cambiare le cose, e iniziassi a chiederti: e ora come me la gioco?

Il senso è non perdere il tuo prezioso tempo rimuginando su quante cose avresti potuto fare per avere un risultato diverso. Il risultato è quello che hai davanti, accettarlo non è rassegnazione, è un nuovo inizio.

Io per esempio ho davvero tanto da imparare dalla regola dei 5 minuti. Di solito litigo con il capo di notte – e non perché viva con me – ma perché, dopo una brutta giornata, proprio il pensiero non riesco a lasciarlo andare. Pur con tutta questa teoria nella testa, cado in un buco nero di giorni. Che poi sono migliorata, una volta erano settimane.

Quando inciampi nella vita quotidiana, cosa dici a te stesso? Cosa fai per lasciar andare e guardare avanti?

Non mi resta che salutarti con una prescrizione tipica del guru di self-help, da recitare due volte al giorno, lontano dai pasti:

«Dio, concedimi la serenità di accettare le cose che non posso cambiare,
il coraggio di cambiare le cose che posso,
e la saggezza per conoscere la differenza.»