Il monaco che vendette la sua Ferrari

Metafore ardite, grandi segreti rimandati e una domanda che resta: cos'è il successo?

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Il monaco che vendette la sua Ferrari
Photo by Bruno Aguirre / Unsplash

Oggi prendiamo sotto braccio Robin Sharma.

Il buon Robin nasce nel 1964 o nel 1965, a seconda della fonte. Studia Giurisprudenza. Diventa avvocato, poi inizia a scrivere libri e ad autopubblicarsi, servendosi di una copisteria locale. Fino a quando non viene scoperto da Ed Carson, presidente di HarperCollins, che inciampa su uno dei suoi libri in libreria. Ah, l’Universo.

La fiaba zen di cui parlo oggi ha una prosa ricca di immagini e di metafore ardite, ma se non ti piace il genere, leggiti Il Sole 24 Ore.

Ebbene, narra la storia di un brillante avvocato straricco che un giorno in tribunale stramazza al suolo a causa di un infarto. Qualche anno più tardi piomba nella vita del suo giovane protetto e inizia a raccontare la storia bislacca di un grosso lottatore di sumo in un giardino, con un faro e dei diamanti.

Pur perdendosi di tanto in tanto nelle ripetizioni — per la serie repetita iuvant — e ancora più spesso in “adesso ti svelo il grande segreto che tutti vorrebbero sapere, MA PRIMA…”, è un libro che ti accoglie con una serie di parole e immagini che ti fanno sentire da bene a meglio.

Qui la crescita personale non è verso l’alto di ricchezze inarrivabili o conquiste sconfinate, come in Hill. Lo sguardo si posa sull’animo umano e il successo è una vita piena e consapevole. Che sarebbe... non lo saprei dire.

La produttività viene presentata tutt'al più come un effetto e non uno scopo, o peggio, uno stile di vita. Il libro riporta al centro la domanda: cos'è il successo? Come insegna Stephen Covey ne Le 7 regole, puoi salire l'intera scala e scoprire di averla appoggiata al muro sbagliato.

Su che muro è appoggiata la tua scala? Io faccio lo stesso lavoro da 24 anni e non ho ancora una risposta.